Aspetti della Sessualità tra Desiderio e Bisogno di Protezione

Questo discorso muove le mosse da una riflessione sulla “Sottomissione” nell’ambito della sessualità, e quanto questa forma relazionale garantisca in via principale sia un “Contatto Intenso”, sia “L’evitamento della Sopraffazione” sull’altro.
A volte è proprio con la sottomissione, che è possibile accedere all’esperienza della sessualità, e questo perché viene ad essa “concesso” un paradossale senso di sicurezza.
Con la sottomissione, la persona sente di poter aver garantita la “strutturazione protettiva” necessaria a far emergere l’eccitazione sessuale.

Spesso è proprio la “Strutturazione protettiva” (al di là della forma che essa può prendere) ad essere uno dei baricentri della sessualità.

E’ necessario partire, e sempre ricordare, che il bisogno di protezione e sicurezza è insito nell’essere umano, e lo accompagna sin dalla nascita.
In tal senso la sessualità ne è una controparte interessante, perché se da un lato è sempre legata ad un’intimità (corporea, affettiva, desiderante). dall’altro attiva stati emotivi (e fantasie) che minacciano il “senso di protezione”, dato il loro carico passionale (dirompente, travolgente).

In ogni essere umano vi è una naturale tendenza a non rompere i legami, a cercare di mantenerli e a non “perdere” le persone. Ciò è ovviamente amplificato dall’affetto che si prova per l’altro, e a quanto con esso si è creato un rapporto d’amore (genitori, amici, partner…).
E dato che ognuno percepisce, più o meno consapevolmente, lo stato emotivo dell’altro, e che questi stati quando assumo un “valore negativo” diventano “pericolosi”, allora ognuno metterà in atto quel che può, ovvero si modificherà per mutare l’umore dell’altro.
Questo al fine di riportare il legame in una “zona di sicurezza”:
Si pensi ad esempio al bambino che vede il proprio genitore triste: penserà (oltre attribuirsene la colpa) che deve attuare un cambiamento dentro di Sè, per cambiare questo stato emotivo perturbante.
Si agisce, e più si è piccoli e più lo si fa, su quello che sentiamo sotto controllo: noi stessi!

Naturalmente questo processo può essere sia impercettibile (come nei casi di sviluppo in ambienti amorevoli), sia molto evidente (soprattutto da chi ha conosciuto genitori assenti, o si trova all’interno di relazioni patologiche) dove è “centrale” la fragilità del legame.

Avviene quindi di frequente che, nell’ambito dei rapporti umani, si venga a creare un conflitto fra bisogni e desideri, con il pensiero conseguente che questi ultimi possano incidere negativamente sulla “strutturazione protettiva” del legame.

Il desiderio può danneggiare, minacciare e ferire l’altro, e quindi il legame. Necessità di auto-affermazione possono essere negate, o censurate, proprio per garantire il bisogno (apparentemente primario) di sicurezza.
Questo atteggiamento avviene sempre, in ogni relazione, ma assume gravità in quelle persone che sentono (o hanno sentito in passato) altamente minacciato il “bisogno di protezione”.
Bambini che hanno avuto genitori inaffidabili, e incapaci di “leggere” i bisogni reali dei figli. Oppure quelle persone che sono (o hanno avuto) relazioni con soggetti i quali minacciano continuamente di “andar via” perché non ci si sta adeguando agli ideali che richiedono.

Se si è cresciuti in un contesto dove l’amore era negato, si svilupperà la credenza di non meritare amore, e si interpreteranno gli atteggiamenti dell’altro sempre come una conferma di questo vissuto.
Proprio questa è la base emotiva che porta a mettere in primo piano il “Bisogno di protezione” (che spesso è il bisogno dell’altro) rispetto ai propri desideri, che sono sempre una forma di affermazione della propria autonomia.
Risiede spesso in tutto questo il movimento per cui l’eccitazione sessuale (o il desiderio) deve essere negato, oppure è “accettabile” solo nella condizione di sottomissione.

Francesco Urbani
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it

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