Genitori e benessere psicologico durante la quarantena. Piccolo Vademecum

1. I genitori sono un punto di riferimento, sempre.
E’ importante saper ascoltare, e accogliere, i sentimenti di cui i figli stanno facendo esperienza. In questa ottica il fare quotidiano deve sempre tenere conto del loro mondo interno. La lunga permanenza in casa, le cui cause sono state già spiegate dall’adulto al bambino, senza aggirare la verità e magari con l’uso di fiabe o storie adatte ai più piccoli, ci deve anche impegnare nel prendere in considerazione la vasta gamma di emozioni che proviamo in questo periodo. Se i figli sono adolescenti hanno tutti gli strumenti per comprendere cosa sta accadendo ma bisogna pur sempre sostenerli nell’esplorare le emozioni e le rinunce che anche loro stanno vivendo. L’adolescente cerca di vivere e costruire la propria identità fuori di casa e in questo momento la distanza dalle proprie attività e dal gruppo dei pari sono una grandissima sfida da affrontare.

2. Essere sempre sinceri con i figli.
Non c’è alcun bisogno di agire come “supereroi”, anzi è utile condividere con il bambino o l’adolescente il fatto che si sta attraversando un periodo eccezionale e faticoso. Da un lato non si deve apparire “invincibili” perché anche il genitore ha le sue fragilità, dall’altra non bisogna caricare i figli delle angosce dell’adulto. Un po’ di buon senso e l’uso di un linguaggio sereno, può far comprendere soprattutto al bambino che siamo stanchi, ma non siamo dominati dalla stanchezza.

3. Valorizza quello che funziona.
Nei momenti più complicati e difficili è buona regola valorizzare i comportamenti costruttivi del bambino o del ragazzo. E quando emergono atteggiamenti oppositivi, senza censurarlo è importante cercare di alleggerire magari proponendo un gioco o un’attività da fare insieme cercando comunque di rispettare i tempi del piccolo o dell’adolescente, e il fatto che può attraversare e vivere momenti e sentimenti complicati.

4. Tutte le emozioni hanno diritto di esistere.
Le emozioni negative non vanno negate, esistono e sono particolarmente legittime in questo periodo. Solitudine, frustrazione, rabbia, tristezza, preoccupazione hanno tutte una loro funzione e non vanno negate nel vissuto degli adulti e ancora meno nei vissuti di bimbi e adolescenti.

5. Condividere non equivale a lamentarsi.
Lo stile comunicativo è importante. Il momento complicato e straordinario attiva emozioni forti e a volte sconosciute. E’ importante non cadere nella lamentela, ma cercare sempre il confronto avendo una comunicazione basata sulla condivisione, sull’ascolto e la flessibilità.

6. E’ fondamentale mantenere le routine quotidiane e le buone abitudini
valorizzando un tempo lento, in cui poter ritrovare una dimensione dello “stare insieme”. La colazione, il pranzo e la cena, possono diventare occasione di piccole programmazioni e condivisioni. Elementi, questi che nelle condizioni pre-pandemia erano spesso difficili da poter vivere per via della velocità con cui scivolavano via le nostre giornate.. Al mattino ci si saluta e ci si da il buongiorno come sempre, anche se poi non si esce e si passerà tutto il tempo insieme in casa. A pranzo ci si può chiedere come è stato il tempo trascorso anche se si era a due metri di distanza. Condividere le impressioni e le piccole e grandi gioie o frustrazioni della giornata è importante.

7. I tempi e gli spazi devono essere divisi in modo chiaro e non ambiguo.
Il momento del gioco deve essere ben delimitato rispetto quello dei pasti. Dovrebbero essere evitate confusioni che generano insofferenza nel bambino. Attività caotiche, che potrebbero essere concesse dato il momento eccezionale, rischiano di rendere i piccoli iperattivi e nervosi. Attenzione alle attività poco strutturare e caotiche troppo vicine al momento di andare a dormire, potrebbero essere troppo stimolanti creando problemi al momento dell’addormentamento o nella qualità del sonno. Attività libere o strutturate vanno bene, ma devono avere spazi di esistenza ben pensati.

8. Va bene organizzare le giornate ma senza perdere di vista la creatività e la fantasia.
Evitiamo il rischio di appiattirci, dato che le giornate sembrano tutte uguali. In base all’età del bambino o del ragazzo è importante tenere viva la creatività e la fantasia, proponendo attività e giochi che favoriscano la condivisione e un piacevole stare insieme. Questo aiuta a non sentire la solitudine e migliora le qualità delle relazioni, che fanno sentire tutti parte di un gruppo e di una piccola, ma forte, comunità.

9. Lontani ma vicini.
Cercare di mantenere i contatti con gli altri, essendo propositivi nel fare videochiamate o semplici telefonate. In questo modo si fa sentire anche ai figli che la famiglia non è sola, e che anche gli altri stanno vivendo la stessa situazione e che pur vivendo tutti una quotidianità alterata questo non ha danneggiato gli affetti e i legami.

10. On line ma non solo.
La tecnologia resta lo strumento più utile per incontrare l’altro in questo momento oltre che per le attività lavorative, di studio e di svago. Confrontarsi e non isolarsi è importante a tutte le età. Teniamo a mente però che per non patire troppo l’iperstimolazione sensoriale che la tecnologia comporta possiamo fare anche qualcosa off-line. Importantissimo questo soprattutto nell’ultima parte della giornata per garantire una buona qualità del sonno a grandi e piccini.

11. Tutti insieme appassionatamente ma anche soli con noi stessi.
É importante cercare di mantenere anche degli spazi privati. La convivenza forzata è un’esperienza forte, di grande condivisione. Ma condividere significa anche potersi ritrovare dopo aver sperimentato lo stare con se stessi. Questo ha un grande valore per gli adulti, è importante per i bambini ed è fondamentale per gli adolescenti.

12. Non ci dimentichiamo di “noi-coppia”.
La coppia dovrebbe ricordarsi di mantenere uno spazio proprio, dove potersi ritrovare, per non sentirsi “solamente” genitori.

13. Stress da smart working.
Per i genitori che lavorano a casa, è importante dirsi che lavorare in questa modalità e al contempo occuparsi dei figli che non stanno frequentando la scuola è una esperienza molto complicata. Si lavora e ci si occupa comunque dei figli che magari ci cercano perchè hanno bisogno di noi anche solo per piccole richieste. Vita privata e professionale si fondono amplificandone il peso. Cerchiamo il più possibile di organizzare tempi e spazi per alleggerire la commistione di questi ambiti. Inoltre non dobbiamo pensare di fare tutto da soli. Le persone che ci sono accanto non sono i nostri carcerieri ma persone nella nostra stessa condizione. Possono diventare degli importanti complici, che ci aiutano a rendere più leggera questa situazione.

14. Non ci si deve rammaricare di quello che non abbiamo potuto fare
in questo momento cerchiamo di non guardare alle rinunce o ai piccoli fallimenti o obiettivi mancati. Focalizziamoci su quello che abbiamo. Guardiamoci attorno e dentro, ci sono sicuramente delle risorse utili da cui partire.

15. Anche non fare nulla è fare qualcosa.
Come sempre non dobbiamo farci prendere dalla mitologia dell’efficienza a tutti i costi.

16. Siamo in una nuova fase.
Non stiamo più gestendo la fase iniziale di questa Pandemia, bensì un nuovo momento. E per si possa vivere un profondo senso di spaesamento, ricordiamoci che questo momento è suddiviso in tante piccole fase, che comportano nuovi adattamenti e nuove strategie. Questo vale per tutti i componenti della famiglia.

17. I nostri figli ci osservano.
Ora più che mai teniamo a mente che il miglior modo per far passare dei messaggi ai figli, grandi o piccoli che siano, è dando il buon esempio. Se facciamo un utilizzo smodato della tecnologia noi per primi non possiamo pretendere dai figli che leggano invece di trascorrere ore su whatsapp con gli amici. Se siamo noi i primi a non mettere la mascherina o a tenere le dovute distanze da parenti e conoscenti durante le commissioni quotidiane non possiamo pretendere che loro siano più responsabili di noi per non farci preoccupare. Loro ci osservano anche se sembrano ascoltarci poco.

L’Associazione “Casa d’inchiostro” ha stilato questo piccolo vademecum per i genitori, in modo da poter aiutare a gestire meglio la fase 2 della pandemia. Una fase complicata, che da un lato ci riporta vicini, dall’altra ci espone a rischi e soprattutto a dubbi. E’ importante sapere, anche sotto l’aspetto psicologico, quali possono essere le conseguenze di questo periodo, e quali comportamenti mettere in pratica per viverlo al meglio.
Anche se pensi che questo articolo non possa interessarti direttamente, ti chiediamo di condividerlo, perché potrebbe essere di aiuto per una persona a te cara, o a un tuo contatto.
Grazie.
Ass. Casa d’Inchiostro

Dott. Francesco Urbani
Psicoterapeuta, Supervisore
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it 

Dott.ssa Maria Lucia Benvenuti
Psicologa, Psicoterapeuta
marial.benvenuti@gmail.com
www.psicoelle.info

Dott.ssa Maria I.Trecca
Psicologa, Psicodiagnosta
mariai.trecca@gmail.com
www.studiodipsicoanalisitrecca.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social profiles