Scrivere a se stessi

Scrivere a se stessiApre una porta, il primo inchiostro che dipinge i pensieri su quello che fino a quel momento era un banale foglio bianco.
È la vergogna, sicuramente all’inizio, la prima ad essere compagna di viaggio. Forse lo sarà solo per un po’, o forse lo sarà sino alla fine; non si può sapere inizialmente, ed anche questo fa parte della meraviglia che è parte di questo viaggio.
Centro dell’incontro fra sé e i propri pensieri. Fotografia del ritrovarsi raccontati dalla mano alla pagina.

Scrivere di sé è abbandono dei luoghi conosciuti e del loro chiacchiericcio, per poter volgere lo sguardo verso uno spazio più intimo e privato, dove il parlare può non conoscere il pudore, e trovare la propria immagine interna. Non inquinata dall’apparenza.

La sensibilità si amplifica, a volte con una incosciente leggerezza, altre con dolori profondi ma sinceri. Passaggi che sempre arricchiscono e accrescono, e che non lasciano mai vuoti, anche laddove si dovesse attraversarli.
Colma di umanità è la scrittura di sé, della propria storia, del proprio presente e futuro. Dialogo aperto e accogliente che non conosce rigidità e chiusure.

Fingere qui è concesso, perché è lecito strumento che non diventa menzogna, ma solo esplorazione e sperimentazione di nuove possibilità. Conoscenza di sensazioni: sconosciute, taciute, temute o sperate.
Ricchezza di quell’immaginazione che nutre la creatività e la vita stessa.

La scrittura si fa conoscenza dei propri, individuali, movimenti affettivi, che inevitabilmente oscillano tra gli accadimenti della vita.
Scoperta di desideri intimi, e di quei bisogni dell’anima che sono necessità e strada per la realizzazione dell’esistere.

Con il tempo, e la pratica, dello scrivere a sé, emergono quei sentimenti che ancora navigano nel buio, e che ora possono vivere nella luce. Nascita di sentimenti che altro non erano se non embrioni di sensazioni, che chiedevano muti di poter giungere alla vita dei pensieri.
Parlare con le parti meno definite di sé, non conosce più timore, perché diviene spazio di esplorazione della propria, insopprimibile, molteplicità.
Consapevoli ormai di ricchezza e risorse, oltre che di fragilità e miserie.

Una carezza finalmente si posa sulle ombre, proponendo amicizia e non paura, lungo il cammino che porta al nucleo più misterioso della propria vita.

Francesco Urbani
www.francescourbani.it

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