Sulla Stanchezza: come distanza e come rinascita

stanchezzaLa stanchezza annuncia che, dopo il riposo, ci sarà il ritorno all’essere se stessi.
La stanchezza è uno stato in cui, a diverso titolo, ci si distacca da sé, e mentre il pensiero fa fatica a restare su un argomento, ci si sente più leggeri e meno responsabili.
L’attenzione non è al massimo, anzi si riduce ad ogni momento, sempre di più.
La stanchezza diviene un allontanamento. Dopo gli affaticamenti, gli sforzi (più o meno ricercati), l’individuo è distante da sé e dagli altri. Il rapporto con il mondo diventa dilatato, e leggero. Ci si chiude attorno ad un sé fatto di impossibile presenza.
Niente impegni, compiti o esercizi. Niente incontro con l’altro.
Si è solo superficie.

Stanchezza che, quando è ricercata e voluta, ha una valenza positiva per il soggetto. Il corpo è lanciato nel mondo, per ristabilire una distanza da esso. Ritorna a sé, tramite il necessario riposo.

La stanchezza è sempre metamorfosi.

Nel caso in cui la stanchezza sia imposta all’individuo oppure diventi sfinimento, questa avrà sempre un valore malefico, ma quando essa è ricercata avrà effetti positivi come quello di sentire amplificato il proprio livello di controllo nei confronti della vita. È un modo per affermare la propria esistenza, mediante il passaggio del “non essere”.
L’identità entra in uno spazio di sospensione.

Il circuito della ricercata stanchezza diviene quindi circolare, dove l’esistenza lascia spazio alla perdita (stanchezza), che mediante il riposo (ritrovamento) riporta l’individuo ad un migliore contatto con il mondo.

La stanchezza è molto diversa dallo sfinimento, in cui il soggetto è completamente annullato.
La stanchezza, in questo senso, si limita ad essere una “nebulosa” che rende più rarefatto (e quindi più leggero) l’essere nel mondo e con se stessi.
Nella stanchezza vi è l’idea del ritorno al soggetto, mentre nello sfinimento risiede il presupposto della disgregazione. Qui si trova uno dei confini tra possibile e impossibile.

Lo sfinimento pone una barriera insuperabile e impenetrabile, che si differenzia dalla stanchezza, perché non permette sollievo neanche con il riposo.
Nello sfinimento il soggetto è annichilito e giace, mentre nella stanchezza vi è il passaggio, la metamorfosi, verso la rinascita.

Francesco Urbani
www.francescourbani.it

Suggestioni bibliografiche
Porter M., Il dolore è una cosa con le piume, Guanda
Sloterdijk P., Sfere I, Raffaello Cortina Editore
Mann T., Disordine e dolore precoce, Mondadori
Han BC., Nello sciame, Edizioni Nottetempo
Siegel D.J., La mente relazionale, Raffaello Cortina Editore
Searles, H.F., Il controtrasfert, Bollati Boringhieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close
Social profiles