Cappuccetto Rozzo 2.0

Dovrei iniziare con un bel “C’era una volta”, ma dato che ormai “una volta” non c’è più, inizierò in un altro modo…
Me ne stavo a passeggiare per il bosco. Mi piaceva molto anche perché aveva smesso di piovere da poco, e gli odori erano fortissimi e bellissimi. Si era dissolto l’odore di piombo dello smog e l’aria era molto più pulita degli ultimi giorni.
Inoltre era raro che andassi per le strade. Entrare in contatto con gli umani mi era diventato sempre più un tormento, visto il loro essere così rumorosi e zotici.
Ma sia chiaro, questo per me era un grande sforzo, dato che per mia natura, ogni volta che ne vedevo uno, avevo proprio voglia di andarci a parlare.
Così quel giorno che me ne stavo nel bosco ad ascoltare il silenzio e a sentire l’odore dell’erba ancora bagnata, ho visto giù nella valle una bambina con uno strano vestito rosso.
Giocava, come ormai sembra facciano tutti, con il suo cellulare e ogni tanto mangiava caramelle, gettando con indifferenza la carta in terra.
– Ciao bella bambina. – La chiamai sperando di non spaventarla.
Ma lei non si mosse neanche di un millimetro, come se non esistessi.
– Ehi tu! – Dissi con un tono più forte.
La bambina, indubbiamente bella e ben vestita, se non fosse stato per quello strano abito rosso, gettò una rapida occhiata su di me, per poi tornare a muovere velocemente le dita sul cellulare.
– Lasciami in pace. – Disse dopo un po’. – Sto pubblicando uno storia su Instagram, e se non viene bene poi finisce che non la guarda nessuno!
Poi con uno scatto improvviso, riprese a guardarmi.
– Anzi, vieni qua! Un selfie con un pastore tedesco mi farà avere un sacco like. Vieni e non muoverti!
Non potevo crederci. Un pastore tedesco! Io! Un lupo di razza come me, scambiato per un cane dei più rincitrulliti!?! Non avrei mai pensato di subire una umiliazione simile, anche se cominciavo ad abituarmi al fatto che con gli umani non c’era più speranza.
– Abbiamo finito, piccola bambina dall’impermeabile rosso? – Chiesi con un tono neanche troppo cortese.
– Si, si, certo! Anzi ora vattene che devo correre da mia nonna. Devo portargli queste cose!
– Quali “cose”?
– Uffa! Quanto parli, ma si che sei pesante! Devo portargli il pranzo. Anche se è una vecchia insopportabile mi fa un sacco di regali. Poi la mamma ha detto che dobbiamo tenercela buona, altrimenti quando muore c’è rischio che non ci lasci la casa. Sai, questi anziani sono capaci di dare l’eredità a qualche immigrato clandestino!
Così disse la bambina intanto che mangiava un’altra caramella buttando di nuovo la carta in terra.
Io non riuscii neanche a dirle che stava sporcando un bene comune, e che poteva fare una passeggiata nel bosco invece di tenere continuamente occhi e polpastrelli su quel cellulare.

Era già andata via. Quasi senza vedere gli ostacoli che incontrava sulla strada, tanto era disattenta.

Certo, ancora una volta, aver a che fare con un umano era stata un’esperienza tremenda.
Era terribile, vedere ognuno perso nel suo mondo. Socializzare a distanza, perdendo di vista chi aveva a portata di mano o di sguardo.
Tutti a guardarsi dall’alto in basso, come nemici o ladri di chissà poi quale proprietà. Mentre distrattamente distruggono la natura. Loro che la abitano.

Decisi di andare dalla nonna. Forse parlando con lei avrei convinta a far diventare migliore la nipote.
Confidavo ancora nelle persone più grandi.
Ma la delusione fu molto grande. Tanto che all’inizio, quando bussai gentilmente alla porta, non mi voleva neanche far entrare, dato che era convinta fossi qualche truffatore pronto a derubarla di ogni avere. E quando entrai dalla finestra la vidi persa a commentare tutti i post della pagina Facebook di Barbara D’urso!
Quando mi vide, poi, non mi diede il tempo di parlare.
Non le potei dire che doveva aiutare sua nipote a capire che il nostro pianeta aveva bisogno di cure.
No, macché! Prese un mattarello e prese a darmelo sul dorso.
– Vai via bestiaccia- Diceva. – Che non si sa perché esistono le creature come te, brutta faina!
Faina!?!
Ammetto che ho perso un po’ la pazienza, ché va pure bene la coscienza ambientalista e dobbiamo volerci tutti bene, però c’è anche un limite.
Aprii la bocca e in un solo boccone, arrivederci nonnina.
E fu a quel punto che decisi di travestirmi e aspettare la bambina dallo strano vestito rosso. Le avrei spiegato un bel po’ di cose, e lei mi avrebbe ascoltato perché ero sua nonna!

Le cose però andarono diversamente. Appena arrivata prese subito a parlare, recitando un copione e senza togliere dita e sguardo dal cellulare.
Parlava e chattava contemporaneamente. Facendo male entrambe le cose, pensai.
– Nonnina mi compri il maglione blu della marca che tutti vorrebbero ma nessuno se lo può permettere? – Disse senza neanche guardarmi.
Non vide che mani, che occhi, che orecchie e soprattutto che bocca grande, avevo.
Anche di lei ne feci un solo boccone.
E fu così che quelle due se ne stavano nel mio stomaco. Senza andare né su né giù.
Poi il resto lo sapete. Arrivò il cacciatore, che cercava la sua ricompensa. E con quello di certo non provi neanche a parlarci, ché intanto come la pensa lo sai benissimo!
Quello di natura conosce soltanto la sua.
E fu così che le cose andarono come andarono.

Francesco Urbani
Psicologo-Psicoterapeuta-Supervisore
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it
www.casadinchiostro.it

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