Il grande dono della delicatezza. Scrivere a matita su Sandro Penna

Incontrare Sandro Penna significa essere molto fortunati. Avere in dono un ricchezza.

“Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.”

E questo valore, se era importante molti anni fa, lo ancor di più oggi. Dove il mondo rende tutto molto veloce. Dove tutto passa rapido, e dove il senso della memoria è ridotto a rapido oblio o a macchietta iconografica.

Due invece sono gli elementi che sempre ci ricordano l’importanza della vita, e che Penna ci dona senza chiedere nulla in cambio.
Il primo è quello della delicatezza. Elemento ben prezioso in un mondo dove l’importante è apparire. È sembrare sempre di stare al meglio, come se la fragilità e il dolore, quasi non ci appartenessero più.
Tutto si fa ruvido, dietro l’ideologia dell’Io. Del dire “Io sono fatto così”, che ognuno impone all’altro senza la minima condizione di andargli incontro, e senza però accettare minimamente la rigidità dell’altro.
Questo mondo Ego che ha resto tutti più soli e che ha fatto dei social un triste teatro dove esibirsi davanti ai propri amici-pubblico.
Un’esibizione però molto parziale, senza tormento, senza fragilità, senza sconfitta.
Un’esibizione che lascia il dolore nella più completa solitudine, all’interno di uno spazio privato dove non c’è mai alcun ospite.

L’altro aspetto delle belle parole di Sandro Penna riguardano la nostalgia, e qui avviene l’incontro con ciò che è diventato il grande assente degli ultimi anni.
La memoria. Di cui tanto si parla, ma che ormai è ridotta, anch’essa alla banalità del rituale, svuotato di qualsiasi affettività.
Quel che è stato, il passato, è fondamentale perché ha la potenza di interpretare e guidare il futuro. La memoria è progetto. È significato. Orizzonte di senso nella vita.

“Ecco fanciullo, io ti ho portato a questo
luogo selvaggio, a notte, per che fare?
Non so. Non posso soffocare io questo
amore della vita. E sotto è il mare.
Lo varcherò. Conoscerò le genti
più disparate. Vedrò quanto è bella
la vita negli occhi di chi ha
quindici anni fanciullo, come te.”

La memoria non è solo ricordo, è il viaggio all’interno dei nostri affetti, in quello che sono stati, nelle loro mille sfumature. E con esse le sfumature, le contraddizioni. Ma anche le ricchezze del nostro Io, che può unicamente in questo modo incontrare il mondo.
Un Io che solo nella ricchezza delle sue sfumature, delle sue possibilità, ma anche contraddizioni, può far parte del mondo. Partecipare. Scendendo da un palco, che falsamente affascinante ci lascia completamente soli.

Francesco Urbani
Psicologo-Psicoterapeuta-Supervisore
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it
www.casadinchiostro.it

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Immagine tratta da “The Reader” di S. Daldry, 2008

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