Biblioterapia: Elogio della Disperazione in E. M. Cioran

cioran est1E. M. Cioran parte da un assunto semplice e chiaro: “Non ci sono ragioni valide per vivere”. E quindi davanti a questa presa di coscienza che porta la disperazione al culmine, l’unico elemento che può portare “luce” è la “Passione per l’Assurdo”.
Nel momento in cui qualsiasi motivazione ha perso la sua spinta vitale, ciò che resta è aggrapparsi a qualcosa che sia totalmente inconsistente, ovvero l’assurdo. L’unico elemento che abbia in sé la capacità di “finzione” che può creare l’illusione della vita.
Ovviamente la passione dell’assurdo può nascere unicamente in chi ha perso tutto, anche la possibilità di aggrapparsi al bene (inteso come quello verso il prossimo, o anche quello diretto verso la bellezza).
E’ in questi uomini, che tutto hanno consumato o superato, che si può veramente parlare di vita. Ed è unicamente per loro che è possibile un ritorno all’amore o alla pace, perché questo passaggio non può avvenire come superficiale incoscienza, ma bensì come desiderio eroico.
In altri termini, questi uomini che tutto hanno bruciato e che nulla hanno ormai, possono veramente scegliere, sulla base di un desiderio, di tornare all’amore. E farlo, quindi, con una follia priva di valori.
Solo dopo aver attraversato la disperazione, e averla superata tramite la passione per l’assurdo, si può decidere se restare inermi nel rapporto con il mondo, oppure tornare ad un dialogo con esso (un dialogo scevro di qualsiasi attributo imposto dall’esterno o dalle convenzioni).

Vi sono persone che incontrano tanti tipi di sofferenza e che sembra non siano mai destinati a sorprese felici, ma solo catastrofiche. Inoltre, data l’impossibilità di una misurazione oggettiva del dolore, ognuno resta solo nella sua esperienza soggettiva, e questo in alcune situazioni non fa che amplificare la sensazione di trovarsi dentro un abisso senza fine.
Tra l’altro non vengono alleviate queste sofferenze, dal fatto di sapere che anche altri hanno patito pene anche peggiori, e ciò sia perché il male non è mai paragonabile, sia perché chi soffre ha una contestuale incapacità a soffermarsi sui dolori altrui.
Per tutte queste condizioni, si può dire che a situazioni di dolore estremo si affiancano inevitabilmente solitudini estreme.
Solitudini che hanno come trama portante l’impossibilità di esprimere a parole il proprio dolore all’altro.

Data questo completo isolamento, l’essere umano viene a contatto con il suo limite e con la sua finitudine, ma è anche in questo luogo del terribile, che l’uomo può incontrare il suo “essere”, lontano dai “rumori” abituali. Un incontro, nel silenzio, che può essere grandemente proficuo.
In questo spazio, fatto di lontananze dal consueto e dal familiare, ci si può ascoltare in modo autentico, accogliendo se stessi.
Tale evento, che come abbiamo visto necessita di solitudine estrema e tragica, offre però un nuovo orizzonte di senso, dove innalzare il proprio spirito, pur sapendo che ciò non porterà a una pace, ma bensì ad uno squilibrio che è crescita e grandezza.

Francesco Urbani

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