La sessualità sadomasochistica e il politically correct

Quasi un senso di invidia può cogliere chi vi guarda. Osservatore inerme, sprofondato in un mondo-ambiente che vieta il contatto. Sanamente quando si intende il pericolo del contagio, insanamente quando è incontro.

Resta alla larga di qualsiasi intimità, questo osservatore. Relegato al ruolo passivo che non è quello del masochista, che sceglie attivamente il suo ruolo, entrando in una danza che di certo non può vedere ballare l’osservatore solitaria.

Nella sessualità, ormai relegata alla tenerezza nell’epoca della dissoluzione delle passioni, vive ancora uno dei tanti sensi profondi di un linguaggio che è invenzione e creazione. Che sia di coppia o di gruppo.

Ben lontano dalle convenzioni del politically correct, che dietro il perbenismo e dietro l’apparenza ‘inclusione”, genera solitudine.

Tutti uguali nella solitudine, anche se ognuno nella propria solitudine ha un dolore del tutto privato, che se non sessualizzato (inteso come non reso “passione”) non potrà mai entrare in contatto con l’altro. E quindi non muterà tramite un’operazione creativa. Resterà sterile morte silente.

Resterà inutile.

La desessualizzazione dei rapporti e dei legami, comporta una aconflittualità del tutto insignificante. E’ il grande sogno dell’abolizione dell’aggressività. Asservimento e tranquillità.
Nulla di nuovo si affaccerà mai più. Nel delirio di controllo del tutto ‘incluso’.
La sessualità invece, che non prevede necessariamente l’atto sessuale, è sempre un gesto creativo, innovativo e di rottura degli schemi. E’ un atto di nascita e non di morte.

E allora ci saranno osservatori, abusati dal politicamente corretto, chiusi dentro il loro senso di colpa, che guarderanno, come nel “Pornografia” di Gombrowicz, una coppia che sanamente (si, sanamente!) decide di comune accordo un gioco reciproco e paritario. 

Con regole condivise, dove non ci saranno parole, ma l’intimità permetterà lo scambio e la condivisione dei confini.

Certo che l’osservatore potrà osservare (questo d’altronde il suo ruolo silente) che la coppia in questione ogni tanto entrerà in un (altrettanto) sano conflitto. Dato che ci saranno fraintendimenti e incomprensioni.

Ci si scopre assieme. Si scopre l’altro, nell’intimità e anche se stessi.

L’osservatore vedrà anche questo, e un po’ non capirà e un po’ penserà che il suo mondo ‘tutto incluso’ non include questi pericoli.

Eppure sentirà che qualcosa della sua natura è attratto da tutto questo.

Che vorrebbe appartenergli. 

Che un tempo gli era appartenuto.

Francesco Urbani
Psicologo-Psicoterapeuta-Supervisore
Cerchi nella notte – Il libro
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it
www.casadinchiostro.it

Immagine tratta da "Venere in Pelliccia" di R. Polanski, 2013
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