Lettera d’amore per la mezzanotte

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Quando tutto è festa.
Quando siamo impegnati nel tempo e negli affanni, del giorno di un nuovo arrivo.
Del nuovo anno, che è sempre più un addio al vecchio.
Il cuore, oppure la mente. Chiamala come più preferisci o più ti piace.
Attende.
Attende a un pensiero, in quel momento di passaggio.
Come fosse quel primo messaggio. Senza tempo, ma in quell’istante.

Sapere e ricordare che ci siamo. Noi.
Che per te, siamo.
Tornati, ritrovati, mai visti e sempre conosciuti.
Persi in quell’affollamento rumoroso, che si accalca
nell’incontro di una notte.
Noi siamo in quel pensiero, più silenzioso. Più lontano.
Oltre.
Il tuo sguardo, che passa. Più in là ancora.
Verso quel punto profondo dell’anima.
che pochi possono davvero dire di conoscere.

Ci riconosciamo in vicinanze e differenze.

Noi da questo nostro lato,
il mondo chissà dove, è quel che resta.
Ciò che proprio non ci interessa.
Non importa, perché l’importante è altro.
E’ il nostro altro.

Abitiamo il pensiero, io il tuo, tu il mio.
Sentendoci casa.
E mentre tutto è confusione, c’è un silenzio solo
ad avvolgerci, scaldare e proteggere.
Quante parole potremmo dirci, all’infinito.

Infiniti discorsi, mentre il tempo ci richiama.
Ma per noi è soltanto la misura della nostra distanza.
L’attesa del pensarci successivo.

Mani si intrecciano, su parole lette e dette.
Occasioni che non saranno più perdute.

“Sto bene con te”, è tutto quello che vogliamo sentire.
Il resto è rumore di fondo. In un anno che è soltanto già scorso.


 

“Se mi chiamassi, si,
se mi chiamassi!

io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
e un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!

E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi,
dalla stella,
attraverso specchi e gallerie
ed anni bisestili
può venire. Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché su tu mi chiami
– se mi chiamassi, si, se mi chiamassi! –
sarà un miracolo,
ignoto, senza vederlo.

Mai dalle labbra che ti bacio,
mai
dalla voce che dice: ‘Non te ne andare’”.
Pedro Salinas da “La Voce a Te Dovuta”

 

La poesia della seconda parte è di Pedro Salinas,da "La voce a te dovuta" edizioni Einaudi
L'immagine di copertina è tratta da "Knight of Cups" di T. Malick, 2015

 

Francesco Urbani
Psicologo-Psicoterapeuta-Supervisore
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it
www.casadinchiostro.it

 

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