Riflessioni su “Il ritorno di Casanova”
Di Arthur Schnitzler
Cosa ossessiona davvero Casanova? E’ unicamente il fatto di essere invecchiato (non dico di sentirsi vecchio, perché qui non parliamo di quel che lui sente. Qui parliamo di quel che è diventato).
In questo senso il libro è sicuramente un libro che parla di vecchiaia, o se vogliamo vederla da un’altra prospettiva: parla della perdita della gioventù.
Perché da un lato Casanova perde l’occasione di capire quel che può fare in questa nuova fase della sua vita, dall’altro rimane bloccato in una nostalgia (un lutto mai realizzato) rispetto quel che è andato perduto.
Su quel qualcosa che a tutti noi è dato, e poi tolto. In un modo o nell’altro.
Quindi il grande assente, in questo libro, è la riflessione su che cosa fare in questa nuova fase della vita. E infatti, Casanova, finirà per fare ciò che la vita gli propone. Non sarà lui a scegliere che strada prendere. Sarà costretto a percorre l’unica via che in quel momento la vita gli offre.
E questo è quello che capita, quando ci fermiamo più a guardare ciò che è passato, rispetto a ciò che stiamo vivendo. E se facciamo ciò, sarà il presente a decidere ciò che è il nostro futuro.
Una seconda riflessione riguarda il tema dell’ossessione, o se vogliamo (anche se è una cosa molto diversa), della passione.
Ma una passione mal utilizzata, dato che lui si sofferma su quel che manca e non su quel che ha.
Anche “vecchi” non perdiamo il nostro fascino, se però siamo in grado di modulare noi stessi in base all’etò che abbiamo e che quindi è regolata in base a ciò che possiamo realmente fare.
Se invece cerchiamo di esercitare il nostro fascino con le stesse modalità con cui avveniva anni prima, quasi ovvio che si va verso il fallimento e forse anche la catastrofe (sicuramente il ridicolo).
Ma un un punto secondo me rimane essenziale di questo libro, di cosa è veramente ossessionato, e che cosa veramente desidera Casanova?
La bellezza?
La gioventù, ormai perduta?
Un mondo che è finito e ormai cambiato?
A volte la mia personale impressione è che rispetto a questo tema ci muoviamo su due piani. Da un lato il voler ancor possedere una gioventù perduta (in questo senso lui è mutato ma non accetta questo cambiamento). Dall’altro il fatto che ad essere cambiato è il mondo, ovvero i suoi oggetti del desiderio non ci sono più (La gioventù non è più quella della sua epoca, come è giusto che sia).
Quello che però non ci deve sfuggire, è un’opportuna domanda su ciò che siamo disposti a fare, e a pagare, per ottenere quello che vogliamo.
Perché c’è un punto di rottura, in cui il nostro essere attivi, si trasforma in essere passivi. Crediamo di controllare ma finiamo solo per essere controllati.
Indubbiamente Casanova è uno stupratore, qualcuno che è violento e che tratta la fonte del suo desiderio non come un soggetto, ma semplicemente come oggetto. Pensa, non solo e unicamente al suo piacere, ma contiene un aspetto di totale noncuranza su ciò che prova l’altro. Come fosse un elemento meno che accessorio.
Indubbiamente con il tempo emerge, sentendosi fragile, ancor più la sua vera natura. La capacità manipolatoria viene meno, e quando questo accade si rendono ancor più visibili gli elementi violenti e di costrizione dell’altro.
In un mondo che cambia, forse Casanova è stato costretto a cambiare le proprie modalità, di certo non la sua vera natura. Ma in un mondo che cambia è semplicemente emerso, e questo accade oggi volta che il potere perde la sua forza, quel che di violento è sempre stato presente.
Francesco Urbani
Psicologo-Psicoterapeuta-Supervisore
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it
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Caro Francesco GRAZIE leggerti per me è sempre molto utile ed arricchente! Ancora grazie