Il luogo e l’identità#2 – dare un senso agli avvenimenti

“La memoria è essenziale non solo per la continuità

dell’identità individuale, ma anche per la trasmissione

della cultura e per l’evoluzione delle società nel corso dei secoli”

Erik Kandel

Molto spesso sentiamo parlare che il mondo attuale ha perso ogni valore, che il crollo delle ideologie ha portato con sé un’onda devastatrice di nichilismo, che ha fatto perdere senso a qualsiasi avvenimento.
Quello che spesso sentiamo come “dipinto” è un mondo fatto di nulla e di vuoto, che ci viene prospettato come privo di futuro, e dove “non si sa dove andremo a finire”.
Ci troviamo, o meglio ci troveremmo, davanti ad un mondo che ha perduto definitivamente qualsiasi punto di riferimento, come se il crollo di ideologie dittatoriali non sia stato un bene, come se fosse qualcosa che addirittura vada pensato con nostalgia. Certo in questo senso non è che si stia dicendo che il “consumismo sfrenato” sia un bene, tutt’altro… quello che vogliamo comprendere è se il “male” che il consumismo sta producendo sia effettivamente un totale annullamento di valori, o se il problema sia invece un altro.
Questa che può sembrare una sottigliezza, non è affare di poco conto, tutt’altro, perché da un lato solo una buona identificazione del problema, può dare la speranza di una soluzione, e dall’altro perché se dobbiamo pensare ad un luogo per i bambini, abbiamo l’obbligo di capire in quale mondo vivono, e quale spazio alternativo possiamo loro offrire.
Quello che pensiamo, e in questo riprendiamo le linee guida del prof. Marc Augé, è che i luoghi della nostra contemporaneità non siano luoghi dove a regnare è l’assenza (di valori, di sentimenti, ecc…), ma bensì l’eccesso…
In altri termini quello che è nuovo in questa società contemporanea non consiste nel fatto che il mondo abbia poco senso, meno senso o addirittura non ne abbia affatto. Il punto è che l’essere umano prova esplicitamente e intensamente il bisogno quotidiano di dare un senso agli accadimenti: di dare un senso al mondo in cui vive.
E proprio questo bisogno di dare un senso al presente, se non al passato, costituisce il riscatto di questa sovrabbondanza di avvenimenti, corrispondente a una situazione che ha come modalità essenziale “L’eccesso”!
Perché proprio qui, in questa specifica caratteristica risiede la particolarità del mondo moderno, non la mancanza, ma l’eccesso.
Ci si trova ormai davanti ad un mondo in continua accelerazione, che procede alla massima velocità e che tutto velocizza (dalla creazione di una notizia, al suo oblio, che scaturisce dalla genesi di una notizia successiva, e così via all’infinito, in una concatenazione che ha come effetto la perdita totale del sentimento del tempo).
E’ nella sovrabbondanza degli avvenimenti che risiede la sensazione di assenza, e non nella mancanza (presupposta) di valori, anzi il rischio che la contemporaneità comporta è proprio che nell’eccesso di valori, nell’eccesso di velocità con cui essi vengono proposti, che risiede la sensazione (e qui il fatto) di non averne nessuno… ve ne sono troppi… e l’essere umano ha ritmi personali più lenti del tempo che la società gli richiede per acquisire quello che essa stessa propone.

L’altra grande trasformazione accelerata che i luoghi della contemporaneità propongono è quella che riguarda lo spazio. Viviamo ormai non solo nell’era della globalità, ma nell’era di un mondo che si è fatto incredibilmente piccolo (il pianeta si è ristretto e tutti possono accedervi), di per se questo non dovrebbe essere un problema, anzi la possibilità di scoprire le diversità dovrebbe essere fonte di ricchezza. La questione anche qui che si ripropone è la velocità con cui esso avviene, e la modalità di applicazione dello stesso.
Ormai viviamo in un era di turismo massificato, in cui ognuno è passeggero di un viaggio che viene proposto, che viene effettuato, pianificato, ma difficilmente vissuto e spesso soltanto consumato. Si seguono le indicazioni, ma non si sosta, non si sentono i sentimenti… i luoghi si guardano ma non ci si ferma a pensare alla loro storia… vengono solo consumati in una serie infinita di immagini copiate dalle guide turistiche.
Quando si accede ad un luogo, come le piramidi ad esempio, nessuno si ferma a guardarle pensando a come le potevano vedere gli uomini che le hanno costruite, ma ci si limita a meravigliarsi davanti ad un “oggetto ignoto”.

Quindi ciò che deve guidarci è il bisogno degli individui, e quello che ne possiamo trarre è che un ambiente in cui gli stimoli si susseguano troppo velocemente, e non in sincronia con i ritmi dell’essere umano, è un luogo che crea assenza di senso, mancanza di continuità e soprattutto l’amara sensazione che il futuro non sia altro che un presente in ripetizione…
Il pericolo è quello di cadere in un eterno presente che nega la storia non avendo spazio (lo spazio è tutto occupato dall’eccesso di stimoli), e quello di ridurre il futuro ad un presente già conosciuto e quindi privo di qualsiasi attrattiva, novità, modificazione e soprattutto creatività.

Francesco Urbani

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