Il luogo e l’identità#5 – il bisogno di avere una storia

intNella società moderna la variazione avvenuta attorno al concetto di tempo, la sua velocizzazione, il suo essere posto all’eccesso, ha portato ad una grande difficoltà nell’iscrivere un senso di intelligibilità e un principio di identità all’interno della storia.
Soprattutto riguardo alla velocizzazione si è venuta ad alterare l’idea che il “dopo” potesse spiegarsi in funzione del prima, e questo si è amplificato a causa della perdita delle speranze e delle illusioni, della capacità cioè di immaginare il futuro, di poterlo anche semplicemente sognare in base ad ideali e valori.
Ma d’altronde, come si può pensare al futuro, se il passato (nel nesso causa effetto) è così alterato e se il presente è in continua variazione nel suo essere eterno?
Viviamo in un epoca dove abbiamo appena il tempo di invecchiare un poco che già il passato diventa storia, già la nostra storia individuale appartiene alla storia.
La storia ci insegue come un’ombra… la storia ovvero una serie di avvenimenti (i Beatles, il Sessantotto, il Settantasette, il Vietnam, la caduta del muro di Berlino, le guerre dei Balcani, la democratizzazione dei paesi dell’est, la prima guerra del golfo, l’11 settembre, la seconda guerra del golfo, la decomposizione dell’URSS, ecc ecc) riconosciuti da molti come tali. Avvenimenti che si può supporre conteranno agli occhi degli storici di domani e ai quali ciascuno di noi, consapevole o meno che sia di essere stato in questi eventi nulla più che un semplice spettatore, può legare qualche circostanza o qualche immagine particolare, come se fosse ogni giorno meno vero che gli uomini che fanno la storia (chi altri, se no?) non sanno di farla.
Questa sovrabbondanza, in un pianeta che ogni giorno è più piccolo, costituisce un problema. Perché l’avvenimento è ridotto alla somma dei fattori che lo hanno prodotto, nient’altro… niente altro è pensabile attorno ad esso, e questo a causa del fatto che la velocizzazione della storia ha corrisposto ad una moltiplicazione degli avvenimenti. E ciò soprattutto se tale quadro viene messo in relazione alla quantità di immagine a cui ognuno di noi è sottoposto.
Naturalmente una simile quantità di “fatti” ha creato una certa abitudine alla novità, una richiesta che a volte diventa spasmodica (basti pensare a quanto le trasmissioni cosiddette di approfondimento si soffermino su fatti di cronaca), e questo ha reso il presente “egemonico”, portando l’essere umano a non vedere più “l’evento” come frutto della lenta maturazione del passato, ma solo come fatto compiuto, schiacciante, il cui improvviso sorgere fa sparire il passato e satura l’immaginazione del futuro.

A servire è quindi un luogo che sappia di “storia” e con questo intendiamo che sappia tenere conto della propria storia, della storia degli individui che ne fanno parte, della storia di chi li attraversa, e soprattutto che sia un luogo “creatore di storia”, che sappia generare storia, non moltiplicando eventi a dismisura (in una spettacolarizzazione che alla fine è fatta solo di niente), ma che sappia proporli nel proprio carattere specifico ed affettivo… un luogo che sappia fare proposte coinvolgenti ed emozionanti… dove chi si relaziona ad esse è piacevolmente costretto a mettere in gioco le proprie emozioni… a narrarle ed a narrarsele…

Solo con una visione affettiva della storia, si creano le basi per l’identità e le tradizioni… solo in questo modo si evita la circolarità di un eterno presente, sempre uguale a se stesso e sempre abitato da individui tutti uguali e quindi soli…

Francesco Urbani
www.francescourbani.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close
Social profiles