La differenza tra essere una coppia e diventare una coppia

Del tutto inutile, se non addirittura fuorviante, pensare a come una coppia sia. Ovvero pensarla come una entità statica che quindi è definibile secondo le categorie di “bene” e di “male”.

E’ un’illusione pensare ad una coppia (qualsiasi tipologia di coppia) come una unità monolitica in cui due persone funzionino bene o funzionino male. Finendo per voler credere che ci siano coppie buone e coppie che invece funzionano male.

Tutto questo modo di pensare finisce solo per vedere le coppie come qualcosa che non funziona mai, oppure (peggio ancora) come qualcosa che un tempo funzionava, ed ora invece, chissà perché… qualcosa non va più…

E’ l’illusione che una coppia possa trovare un equilibrio statico e definitivo. Un’illusione molto rassicurante che però contiene (come tutte le illusioni) soltanto gli elementi di un depistaggio, e forse anche il tono del giudizio e dell’essere un po’ “maestrini”… per cui si finisce per pontificare sulle relazioni altrui, sulle proprie, oppure ci si deresponsabilizza non avendone affatto.

Il fatto è che la coppia, al pari di ogni costruzione umana, è qualcosa di molto complesso e soprattutto continuamente mobile. Ogni volta che trova un punto di stabilità qualcosa la muove riportandola in alto mare, alla ricerca di una nuova dimensione, che non è mai il recupero dell’equilibrio perduto, bensì la ricerca di uno del tutto nuovo. Con la consapevolezza che anche quello un giorno andrà perduto.

E’ il motivo per cui ogni coppia si muove su diverse polarità, di cui probabilmente la più conosciuta è quello “rassicurazione-desiderio”, in cui i membri (a volte in modo sincrono, a volte in modo assolutamente non armonico), cercano nel rapporto un aspetto “protettivo” (tenerezza e calore, che però tende a mettere in ombra il desiderio) oppure un aspetto “desiderante” (che si fonda sempre su una mancanza, perché dobbiamo sempre pensare che noi desideriamo quello che non abbiamo).

Ed è proprio su questi “poli” che la coppia si muove in equilibri sempre da ridefinire, perché la rassicurazione tende inevitabilmente alla noia, mentre il desiderio ripropone sempre una mancanza. 

In questo senso quindi l’insoddisfazione (ovvero il bisogno di soddisfare qualcosa che manca) è sempre dietro l’angolo.

Sarebbe facile quindi da un banale occhio esterno pensare che una coppia funzioni o non funzioni proprio perché questi aspetti si muovono rendendo tutto precario. Perché il desiderio, ad esempio, ha talmente tante sfaccettature che diventa non solo difficile gestirlo, ma ha sempre un carattere di scoperta e di mistero. E quindi comporta sempre la disponibilità ad accettare lo “sconosciuto” (dentro o fuori il rapporto).

Tutto questo per quanto riguarda la polarità “rassicurazione-desiderio”, ma all’interno della coppia ve ne sono una miriade. Tante da formare “costellazioni relazionali” sempre nuove, in cui se vogliamo comprendere il filo conduttore non possiamo giocare con le categorie “bene-male”, ma bensì considerando il “progetto”, cioè un asse non giudicante che si muove tra passato, presente e futuro.

Dobbiamo sempre chiederci “Quale progetto ha quella coppia?”, “Che progetto ha la nostra coppia”, “Che progetto ho in questa coppia?”. E’ qui che si può considerare, e muoversi, sull’equilibrio dinamico. Sul fatto che ogni rottura (conflitto) ha la sua possibilità di riparazione.

Perché c’è un cammino che non appartiene né all’Io né al Tu, ma unicamente al Noi.

 

Francesco Urbani
Psicologo-Psicoterapeuta-Supervisore
Cerchi nella notte – Il libro
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it
www.casadinchiostro.it

 

Immagine tratta da "Storia di un matrimonio" di N. Baumbach, 2019
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