Il nostro bisogno di fermarsi a pensare. Un tempo lungo per lasciarsi andare

Il lasciarsi andare implica un atteggiamento di Silenzio e Contemplazione, in questo modo si può ritrovare un pensiero riflessivo, che è difficile avere quando tutto è in movimento.
Andare oltre i desideri del quotidiano diventa indispensabile, perché questi non aiutano il Silenzio, bensì una predisposizione al consumo. Elemento molto lontano rispetto al “lasciarsi andare”.

Consumare offusca l’uomo che contempla, che resta in Silenzio e che quindi sa incontrare “L’abbandono alla vita”.

Fondamentale per questa conquista è la capacità innanzitutto di sviluppare un pensiero personale che non si perda all’interno del conformismo e dell’abitudine. Di ciò che ormai viene dato per scontato.
È facile, ma anche tragico, ripararsi solo l’ala degli stereotipi, accanto le idee socialmente accettate. Se non addirittura adeguarsi ai “pensieri che vanno di moda”. Tutto questo finirà sempre per essere un’assenza di pensiero, un’incapacità a “lasciarsi andare”.

L’attivismo, e il fare frenetico impediscono di pensare e di essere. Fanno perdere se stessi senza permettere di accorgersene.

Pensare fa soffrire, pone dubbi e questioni, apre domande che raramente hanno risposte certe.

Non pensare, non solo non permette il “lasciarsi andare”, ma alla fine fa dimenticare il proprio personale senso della vita e i propri valori.
Non pensare è vivere unicamente il presente senza avere un progetto lanciato nel tempo futuro.
Come se tutto, andando estremamente veloce, non permettesse mai di godere del paesaggio, e del suo scorrere. Perdendo in tal modo di senso e di bellezza.

Il non pensare inoltre è aiutato a volte dalla tecnologia. Che diviene pensiero, ma non di tipo contemplativo.
La tecnologia non facilita un pensiero riflessivo, perché è un pensiero di calcolo (e del fare pratico).
Mentre è il pensiero contemplativo e riflessivo ad essere essenziale per l’essere umano. Il rischio infatti è quello di risultare scollegato dall’intimità con se stessi. Disorientando la propria realtà personale.
Nel fare frenetico si perde il mistero, e quindi il fascino, del mondo. E questo alimenta egoismi nonché la mancanza di interessi e curiosità (aspetti tra loro costantemente collegati).

L’essere umano ha la necessità assoluta di uno spazio dove poter prendersi cura di ciò che profondamente è.
Un’intimità che è luogo del pensiero.

“Lasciarsi andare” è l’attitudine a stare nel mondo mantenendo anche un atteggiamento contemplativo e riflessivo, aprendo in tal modo il cuore all’ascolto del silenzio originario.
Quello che racconta il mistero del mondo, la meraviglia della vita. Ponendo domande che aiutano la crescita, senza facili risposte che non fanno altro che rassicurare, al prezzo però di rendere sterile l’esistenza.

 

Francesco Urbani
Psicologo-Psicoterapeuta-Supervisore
urbani@casadinchiostro.it
www.francescourbani.it
www.casadinchiostro.it

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